Scrivere un report sulla mia permanenza a S. Vicente per seguire e fotografare il lavoro quotidiano di Simabo… Questa è una sfida, mi sono detta! Tradurre in parole tutto ciò che ho visto e sentito in pochi e intensi giorni… questa è una sfida, mi sono detta !
Rendere interessanti le parole, facendo si che traducano almeno un po’ le sensazioni di vita, impegno, volontà e dedizione che ho visto… questa è una sfida , mi sono detta ! Ma le sfide mi sono sempre piaciute!
In fondo ho cercato l’esperienza a Simabo anche per questo… Nella vita la curiosità è stato il motore principale delle mie esperienze e credo di aver sempre ricevuto da queste molto più di quanto mi siano costate; a Simabo, con la mia attrezzatura fotografica e la mia esperienza ormai abbastanza consolidata, anche se amatoriale, avrei potuto rendermi utile e “restituire” un po’ di ciò che ho ricevuto.
E poi la mia permanenza era già stata prevista e programmata per Novembre scorso, quando un imprevisto famigliare mi ha trattenuto a due giorni dalla partenza con tanto di biglietto pagato… Ho preparato comunque il calendario che avevo proposto come iniziativa natalizia e l’ho fatto utilizzando le foto che Silvia mi ha gentilmente fornito, oltre a quelle scattate da Sergio (Saglia) in occasione della sua permanenza… ma ho pensato: l’Universo mi chiede se proprio è vero che voglio andare a Simabo? Posso meritarmi una permanenza a Simabo? Credo proprio di sì.
Sono partita credendo di essere preparata a quello che avrei visto e vissuto: non conoscevo personalmente Silvia (i nostri erano stati contatti via internet e comunque mi avevano già permesso di conoscere il suo essere vulcanica), ma conosco bene e da molti anni Rossana (Raineri, direttore sanitario di Simabo) e conosco altrettanto bene Sergio (Saglia, volontario veterinario che è stato recentemente a Simabo), con loro ho parlato a lungo; sono veterinaria laureata da oltre 20 anni e ho viaggiato molto, venendo a contatto anche con realtà difficili…
Quindi, pensavo, so esattamente cosa vado a fare e vedere! Ma così non è stato.
È meraviglioso come il percorso della vita sia disseminato di incontri che sanno stupire; Simabo è stato uno di questi. Appena arrivata il primo incontro è stato con il canile: è la sede e il fulcro dell’attività quotidiana a Mindelo che si snoda per lunghe e intense ore scandite e accompagnate da un latrare infinito di tutti gli ospiti. Ogni ospite vuole un po’ di attenzione; qualcuno la chiede con gli occhi, altri con la voce, ma le persone che lavorano al canile (volontari e dipendenti) ascoltano tutte queste richieste: conoscono i nomi di ciascuno, si occupano dei turni della passeggiata e fanno in modo che le ciotole siano sempre piene. E nel frattempo ascoltano anche le richieste di tutte le persone che arrivano da Mindelo e dintorni con i loro compagni perchè vengano visitati , curati e magari operati.
Ho pensato più volte di essere spettatrice di una sinfonia: l’Orchestra è numerosa (dipendenti e volontari, veterinari e non), i rumori sono tanti, la platea è ampia e gli accordi difficili, ma quando si incomincia , come per magia, tutto funziona! E il direttore d’Orchestra è Silvia: la sua presenza è costante , attenta e infaticabile fino all’incredibile e sempre disposta a nuove battaglie, se necessarie, per migliorare il lavoro di Simabo. Ogni orchestrale è però fondamentale: da Nanda , l’energica e vitale Nanda che si occupa di medicazioni, terapie e trattamenti antiparassitari nel canile; Sonia, supporto anche logistico oltre che infermieristico del canile; i veterinari (Gui e Yvette sono quelli che ho incontrato nella mia permanenza) che operano in condizioni che comportano capacità decisionali, operative e “creative” veramente incredibili, formative per chiunque; Ravi, anima veramente tuttofare di Si Ma Bô che fa da autista a controllore degli adottati oltre che da efficiente infermiere se necessario. E l’operato di tutti è sempre condito da entusiasmo vitale, magari con scontri anche aspri e con altrettante risate, ma vitale.
Oltre a questa fervente attività “cittadina” ho potuto vedere anche quanto lavoro ci sia “fuori” dal canile: le campagne di sterilizzazione nei distretti di campagna e di periferia con una ricerca casa per casa di collaborazione e disponibilità di proprietari e edifici; le terapie ripetute e continuative per il tumore di Sticker con visite periodiche ai pazienti trattati; il controllo e la vigilanza degli ospiti affidati a nuove famiglie, oltre che tutto il lavoro di Silvia fatto di contatti, mediazioni, richieste di collaborazione con autorità locali e privati sostenitori.
Mi rendo conto però che parlare dell’esperienza a Simabo può sembrare un elenco di lodi all’operato e questo non rende giustizia: il lavoro svolto dall’orchestra di Simabo è un lavoro difficile da descrivere, perchè è finalizzato alla cura della salute e del benessere di individui che non parlano, ma che sanno spiegare tutto quello che provano con i loro occhi. Pensate ai loro occhi quando leggerete questo piccolo resoconto, pensate intensamente ai loro occhi, se ci riuscite allora significa che sono riuscita a raccontarvi qualcosa della magia di Simabo.
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