La testimonianza di Anita

Anita è una giovane arpista milanese che ha deciso di dedicare agli ospiti di Simabo le pochissime settimane all’anno in cui può permettersi di abbandonare lo strumento. E non solo: ha anche messo a rischio le sue preziose mani, usandole quotidianamente in situazioni in cui è molto facile farsi male, tra cani, guinzagli, porte e catenacci.

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Anita con l’arpa

Il suo, come quello di tutti i volontari non veterinari che sono stati qui finora, è stato un aiuto impagabile: hanno portato amore e svago ai nostri ospiti che, per quanto possano ritenersi tra gli animali più fortunati di Capo Verde, avendo cibo, acqua, ombra, due cortili grandi in cui sgambare, antiparassitari e cure mediche assicurate per tutto l’anno, sono pur sempre chiusi in un canile, che, si sa, non è certo il posto migliore in cui trascorrere l’esistenza.

Anita con Viola

Del resto trovare un padrone adottivo per questi animali è un’impresa molto ardua e quando si trova, nonostante l’intervista con tutti i membri della famiglia, la selezione, le istruzioni, le raccomandazioni, la firma di un impegno scritto, ecc. il controllo dell’animale è una delle attività a maggior consumo energetico dell’associazione, e accade spesso che questi debba essere ritirato dopo poco tempo. Nella maggior parte dei casi è meglio farli adottare a distanza per garantire che rimangano con noi per sempre.

Maideral alla catena in una fattoria a qualche chilometro da Mindelo. Sole, caldo torrido, due dita di fango al posto dell’acqua e tanta solitudine

È il caso di Maideral, una cagnina che viveva in una fattoria legata a un metro di corda sotto il sole cocente  e riceveva da mangiare lo stesso pastone delle galline allungato con latte, che le aveva fatto venire una gastroenterite cronica. I padroni la consideravano un animale degenere perché quando aveva partorito l’ultima volta aveva mangiato i cuccioli! Quale altra madre sarebbe stata contenta che i suoi figli vivessero un’esistenza come la sua? Meglio morti che torturati a vita! Marta (studente di veterinaria al quarto anno) e Giulia (veterinaria neolaureata) sono riuscite a liberarla il 15 di agosto, cosa per nulla facile perché ovviamente era molto difficile avvicinarla, anche solo per somministrarle il sedativo.

Marta, studentessa di veterinaria e Giulia, veterinaria neolaureata, mentre sistemano Maideral appena dopo il recupero

Ma alla fine ce l’hanno fatta, e adesso Maideral è da noi. È la cagnina con il collare elisabetta nel collage con la poesia.  Mangia tutti i giorni riso col pesce, sta facendo la cura contro la rogna e ha una una grande cassa tutta per lei dove tutte le sere entra da sola per dormire al sicuro. Per evitare che possa essere restituita ai “padroni” una volta curata, Anita e la mamma Marina l’hanno ora adottata a distanza. Grazie a loro, Maideral potrà avere ora un’esistenza se non proprio felice almeno serena, rallegrata di quando in quando dalle visite dei volontari, che ci auguriamo sempre più frequenti.

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